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Come calcolare portata trasportatore elicoidale

La portata richiesta non è un dato da inserire a fine progetto: determina diametro della coclea, motorizzazione, velocità di rotazione e configurazione dell’intero impianto. Capire come calcolare la portata di un trasportatore elicoidale significa quindi trasformare un’esigenza produttiva concreta – tonnellate/ora, chilogrammi/minuto o metri cubi/ora – in parametri meccanici verificabili.

Una formula di calcolo è indispensabile per impostare il dimensionamento, ma non può sostituire l’analisi del materiale e delle condizioni di lavoro. Una coclea che trasporta granuli plastici, farina, cemento o cereali può avere identiche dimensioni geometriche e risultati operativi molto diversi. Densità apparente, scorrevolezza, umidità, tendenza alla compattazione e inclinazione incidono direttamente sulla portata reale.

Come calcolare la portata di un trasportatore elicoidale

Il punto di partenza è distinguere la portata volumetrica dalla portata massica. La prima esprime il volume movimentato nell’unità di tempo, normalmente in m³/h. La seconda indica la massa effettiva trasportata, in kg/h o t/h, ed è quella che interessa più spesso una linea produttiva, un sistema di carico o un dosaggio.

Per una coclea orizzontale, la portata volumetrica teorica può essere stimata con questa relazione:

Qv = 60 × (π/4) × (D² – d²) × P × n × φ

Dove Qv è la portata in m³/h; D è il diametro esterno della spirale in metri; d è il diametro dell’albero centrale in metri; P è il passo della spirale in metri; n è la velocità di rotazione in giri/minuto; φ è il coefficiente di riempimento del vano tra le spire. Il fattore 60 serve a convertire il risultato da minuti a ore.

La portata massica si ottiene poi moltiplicando il valore volumetrico per la densità apparente del prodotto:

Qm = Qv × ρ

In questa seconda formula, Qm è la portata massica e ρ è la densità apparente in kg/m³. Se il risultato deve essere espresso in tonnellate/ora, è sufficiente dividere i kg/h per 1.000.

La formula rappresenta una base tecnica corretta, purché i dati in ingresso siano reali e coerenti. Non va letta come una garanzia assoluta di prestazione: il passaggio dalla capacità teorica alla capacità effettiva richiede sempre coefficienti e verifiche applicative.

Un esempio di calcolo preliminare

Si consideri una coclea orizzontale destinata al trasporto di granulo con diametro esterno D pari a 0,200 m, albero centrale d pari a 0,060 m, passo P di 0,200 m e velocità di 80 giri/minuto. Ipotizzando un grado di riempimento del 30%, il calcolo è:

Qv = 60 × (π/4) × (0,200² – 0,060²) × 0,200 × 80 × 0,30

Il risultato è circa 7,9 m³/h. Se il materiale ha una densità apparente di 650 kg/m³, la portata massica prevista sarà intorno a 5.100 kg/h, cioè circa 5,1 t/h.

Questo valore è utile per una prima scelta della coclea, ma va corretto quando l’impianto lavora in salita, riceve il materiale in modo discontinuo oppure deve gestire prodotti che variano nel tempo. Una polvere aerata o un materiale con densità instabile, per esempio, può rendere poco rappresentativo un valore medio ricavato da scheda tecnica.

I parametri che determinano la portata reale

Il diametro esterno della spirale è il primo fattore che influenza la sezione di passaggio. A parità di velocità e passo, aumentare il diametro incrementa sensibilmente il volume teorico trasportabile. Tuttavia, scegliere una coclea più grande non risolve automaticamente ogni esigenza: bisogna valutare gli ingombri disponibili, la geometria della tramoggia, il carico sugli organi meccanici e l’accessibilità per la manutenzione.

Anche il passo ha un ruolo diretto. Un passo standard, vicino al diametro della coclea, è spesso adatto al trasporto ordinario. Un passo ridotto può essere preferibile per materiali difficili, per l’estrazione da tramogge o per limitare riflussi e ritorni di prodotto. Riducendo il passo, però, diminuisce il volume spostato a ogni giro: per mantenere la stessa portata possono servire diametri diversi o una diversa velocità di rotazione.

La velocità di rotazione aumenta la capacità, ma ha un limite tecnico e di processo. Una coclea fatta girare troppo velocemente può favorire la segregazione delle miscele, l’aerazione delle polveri, la formazione di polvere in sospensione, l’usura delle spire e il degrado di materiali fragili. Nei prodotti abrasivi, come cemento, sabbie o miscele minerali, la relazione fra giri/minuto e durata dei componenti va valutata con particolare attenzione.

Il coefficiente di riempimento è uno dei dati più delicati. Non è realistico immaginare che il tubo o la canala lavorino sempre pieni al 100%. La coclea deve lasciare spazio al materiale per avanzare senza creare intasamenti, sovraccarichi o ritorni. Materiali molto scorrevoli possono lavorare con livelli di riempimento diversi rispetto a prodotti coesivi, appiccicosi o soggetti a compattazione.

Densità apparente: il dato che non va sottovalutato

Nel calcolo della portata massica serve la densità apparente, non la densità intrinseca della materia prima. È il peso del materiale sfuso nel suo volume operativo, comprensivo dei vuoti presenti tra granuli o particelle.

Per alcuni prodotti il dato può cambiare in modo rilevante in base a umidità, granulometria, grado di compattazione e modalità di carico. Farine, polveri leggere, trucioli, fiocchi e materiali riciclati sono casi tipici. Usare una densità nominale non verificata può portare a sovrastimare la capacità in t/h oppure a scegliere un sistema sovradimensionato rispetto al fabbisogno effettivo.

Quando il processo richiede continuità e precisione, conviene definire una densità di progetto prudenziale e considerare l’intervallo di variazione del prodotto. Questo approccio è particolarmente utile nelle linee che lavorano lotti diversi o materie prime provenienti da fornitori differenti.

L’inclinazione riduce la capacità della coclea

Le formule precedenti sono riferite soprattutto al trasporto orizzontale. Quando l’angolo di inclinazione aumenta, la portata effettiva diminuisce perché una parte del materiale tende a ricadere verso valle tra una spira e l’altra.

Una lieve pendenza può essere gestita con una correzione limitata. Superando angoli più importanti, la perdita di resa diventa significativa e il calcolo deve includere un coefficiente di riduzione specifico. Non esiste un unico fattore valido per ogni applicazione: contano il materiale, il rapporto fra passo e diametro, la velocità, la lunghezza del trasportatore e la configurazione di alimentazione.

Nelle coclee molto inclinate o verticali, il progetto cambia impostazione. La spirale, il tubo, il punto di carico, la motorizzazione e il sistema di scarico devono essere dimensionati per assicurare che il materiale venga preso correttamente e mantenuto in movimento. Applicare senza correzioni la formula di una coclea orizzontale porta quasi sempre a risultati ottimistici.

Dalla portata richiesta al progetto della coclea

La portata non può essere valutata isolatamente. Per definire una coclea affidabile occorre conoscere almeno il materiale da trasportare, la portata nominale e quella di picco, la lunghezza, l’inclinazione, i cicli di lavoro, il tipo di alimentazione e le condizioni ambientali. Sono elementi che incidono tanto quanto diametro e giri.

Un estrattore sotto tramoggia, per esempio, non svolge solo una funzione di trasporto. Deve prelevare il materiale in modo regolare, evitare ponti e compattazioni e alimentare la fase successiva con continuità. In questo caso il dimensionamento delle prime spire, l’eventuale passo variabile e la conformazione della bocca di carico possono essere decisivi per ottenere la portata desiderata.

Lo stesso vale per una coclea dosatrice. Se l’obiettivo è alimentare un miscelatore o una macchina di confezionamento, la capacità massima non basta: servono ripetibilità, stabilità del flusso e controllo della velocità. Una soluzione progettata solo per raggiungere una t/h teorica può essere poco adatta a un dosaggio accurato.

La potenza del motore deve infine coprire non solo il trasporto del prodotto, ma anche attriti, avviamenti sotto carico, caratteristiche del materiale e margini operativi. Ridurre il calcolo alla sola portata può generare assorbimenti non previsti e fermi macchina, soprattutto con materiali pesanti, abrasivi o difficili da avviare.

Quando il calcolo teorico va validato

Il calcolo preliminare è sufficiente per impostare una richiesta tecnica o confrontare soluzioni, ma la validazione progettuale diventa necessaria in presenza di materiali non uniformi, requisiti di dosaggio, alte portate, pendenze rilevanti o vincoli dimensionali severi.

In questi casi, l’esperienza costruttiva consente di scegliere geometrie e materiali più adatti: coclea tubolare o a canala, albero centrale o esecuzione senza albero, spessori rinforzati, rivestimenti antiusura, passi speciali e motorizzazioni adeguate. Edofly Conveyors affronta il calcolo partendo dal processo reale, perché una portata corretta sulla carta deve restare tale anche durante i turni produttivi.

Il dato più utile non è la capacità massima teorica, ma la portata che l’impianto riesce a mantenere con regolarità, senza usura prematura e senza diventare un punto critico della linea.

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